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ALLOGGI DIFESA ANALISI INFORMAZIONE E ISTRUZIONE PER L'USO

LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA DIFESA
Ministro della Difesa Di Paola
Egr. Sig. Ministro,
nei quasi due mesi da quando lei ha assunto l’Alto Incarico che le è stato conferito di Ministro della Difesa, a riprova della priorità che riveste l’argomento, è stato già chiamato per ben due volte a relazionare in Parlamento su un tema specifico quale quello degli alloggi, ed in particolare sulla situazione creatasi dopo l’entrata in vigore del Decreto del 16-3-2011. La prima volta nel corso della Seduta delle Commissioni Difesa Camera e Senato riunite il 14 dicembre u.s., la seconda volta nel corso del Question Time, ambedue inerenti il tema che riguarda circa 3.500 famiglie, investite da canoni dichiarati “insostenibili” proprio dalla fonte che li aveva generati, ma assolutamente improbabili e rabberciati anche sotto il profilo normativo di legge (canoni OMI, anziché di mercato in via prioritaria, come prescrive la Legge 112 del 30 luglio 2010 ) e applicati da una miriade di Comandi nei modi più creativi ed artigianali nel migliore dei casi.

Chi le scrive è il Coordinatore Nazionale CASADIRITTO, una volenterosa ma riteniamo competente, attenta e propositiva Associazione che da molti anni (quasi 25) ha sempre seguito la vicenda degli alloggi della Difesa, nell’interesse reciproco, cercando di contemplare le istituzionali e prioritarie esigenze dell’Amministrazione con le pur legittime aspettative ed in gran parte dei diritti, delle famiglie utenti, personale in servizio e non. Porta avanti alcune problematiche degli alloggi, sempre con spirito costruttivo, in un confronto estenuante con i tanti interlocutori succedutisi nel tempo, nei posti di massima responsabilità della Difesa. Tali problematiche riguardano principalmente quelle relative agli utenti con titolo concessorio scaduto, ma senza entrare nello scibile di tutte le problematiche.

Pensiamo che tale sistema non vada preso a comparti stagni, e che non possa esserci soluzione che possa risolvere in modo positivo il problema, senza risolvere quello per i militari in servizio che per incarico o per necessità, aspirano ad una assegnazione di tali alloggi. A tale proposito è noto l’impegno a suo tempo profuso da CASADIRITTO nel cercare di dare un contributo all’allora Disegno di Legge n. 599 per fare una legge ad hoc, che poi non ebbe esito, ma i cui principi vennero incorporati nella Legge Finanziaria 244 del dicembre 2007 art. 2 commi 637 e seguenti ove veniva previsto il noto Piano Pluriennale ….. Attraverso una collaborazione tra Parlamento, Difesa e COCER ed anche una audizione di CASADIRITTO in Commissione Difesa, quel progetto divenne Legge. Il COCER giustamente mise vari paletti alla bozza di decreto attuativo, che mai dall’Organo di Rappresentanza venne approvato e nonostante mille obiezioni anche da parte della Commissione V Finanze e Tesoro del Senato, che aveva messo gli occhi su le assegnazioni degli alloggi ASI, che dovevano riguardare solo quelli destinati ad incarichi per particolari esigenze all’interno di strutture militari, della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato quel decreto nato già in quel modo, e sul quale CASADIRITTO aveva chiesto elementari modifiche, quelle delle mancate tutele per le famiglie a basso reddito e al marchingegno che aumenta indebitamente il reddito complessivo per azzerare lo sconto nelle vendite, ambedue le cose in contrasto con la legge 244. Dopo sofferenza comunque, fu varato e non ha ancora prodotto frutti. Non una casa delle 51.000 previste in quel piano è stata ancora costruita per il personale in servizio, non una delle 3.020 case individuate per la vendita, è stata venduta. Che cosa c’entrano allora le famiglie senza titolo che in questi ultimi quattro anni hanno continuato a fare da facile bersaglio, nei confronti di chi voleva facili alibi?

Gli utenti senza titolo, in virtù di leggi e Regolamenti, nel frattempo hanno continuato a fornire alla Difesa, un non disprezzabile apporto di denaro in contanti, circa 36 milioni di Euro l’anno, ricavato da affitti in equo canone o equo canone maggiorato del 50% . La Difesa d’altro canto non ha dato corso a quei strumenti legislativi su cui poteva contare. Gli alloggi vuoti sono saliti a 4.000 senza contare gli ultimi “news exit” costituito dalle nuove “fughe” ed il previsto il Fondo casa, costituito per Legge con il 15% degli affitti, dal 1994 ed ancora posto all’interno del Decreto Legislativo n.66 con il suo bel Regolamento per accedervi, non ha erogato nessun Mutuo per la casa ai militari in servizio, facendo perdere anche credibilità per i responsabili e miliardi alla Difesa riversati presumibilmente nelle casse del Tesoro. Riepilogando:
Nessuna casa costruita, con una legge già fatta;
Nessuna casa venduta con una legge operante;
Nessun Mutuo erogato con una cassa strapiena iniziando dal 1994;
Gli alloggi sempre più vuoti;
Domande di assegnazione del personale in servizio, inevase.

Questo al di la delle opinioni, non sembra un buon risultato. L’Amministrazione invece vede oggi aumentato ad un numero mai raggiunto prima di 9.000 alloggi ASI, il cui nuovo canone aggiornato di 1 Euro e sessanta centesimi ( 1,60) al metro quadrato (vedasi Decreto Legislativo n. 66 del 15 marzo 2010) che non ricopre ne le spese amministrative, ne tantomeno quelle di manutenzione. Questo canone poco più che simbolico, visti anche i tagli di finanziamenti che la Difesa ha subito e subisce in virtù di manovre finanziarie e di aggiustamento dei conti, fa ritenere non solo anacronistica ed ingiusta tale norma ma agli occhi dell’opinione pubblica, appare come un benefit dato in diversa maniera. Si aggiunga poi che l’inevitabile turn over, che obbliga l’Amministrazione Difesa a far fronte a costose manutenzioni per ogni cambio di utenza, fa ampliare il differenziale tra alloggi abitati ed alloggi vuoti, una specie di spread in tema di case, al netto di quelli non più utili perché ormai privi di interesse per la funzionalità della Forza Armata. In questa situazione, facilissimo, superficiale ed ad effetto, ma non per questo convincente per le persone di buon senso, è stato quindi trovare nella condizione dei senza titolo, abusivi, corrosivi e altro, il capro espiatorio per riversare su di loro la causa dell’indisponibilità degli alloggi, tema assai sentito da chi aspira ad un alloggio, e consente di “scaricare” su altri, responsabilità e mala gestione. Viene così ribaltata la realtà a danno di chi, in ultima analisi, paga per tutti.

Ma il fatto grave è avvenuto parallelamente con la stesura della bozza del Piano Pluriennale. A qualcuno è venuto in mente un colpo di genio: una soluzione finale, una specie di brutta malattia da estirpare per chi vedeva nei senza titolo concessorio, la “causa” della mancanza di alloggi. Uno studio commissionato non sappiamo bene da chi, ma ne abbiamo qualche documentazione attendibile, trovò con questa soluzione aberrante, la soluzione del problema. Anche Lei Sig. Ministro ne converrà, che fu una soluzione priva di dignità, e molto altro di più. Quel documento sentenziò: “… il rilascio delle unità abitative da parte dei sine titulo, in quanto il canone elevato che si viene a determinare, risulta sicuramente antieconomico/insostenibile …”

Incredibile ed imbarazzante, ma era scritto così. E così è stato. L’art. 6 .21 quater della Legge del 30 luglio 2010 era la sua legittimazione. Il successivo Decreto del 16 marzo 2011 ne era il via libera. Prima di quella data CASADIRITTO ricorda con orgoglio e commozione che con una forte opera di scuotimento delle coscienze meno” incartapecorite”, anche da parte di molti parlamentari che quella legge avevano prima approvato, dopo aver saputo veramente come stavano le cose, ebbero un sussulto di appartenenza rispetto al vivere civile, cosa che si manifestò anche all’interno di importantissime figure all’interno dell’Amministrazione, figure che in qualche modo, ma ancora in misura non sufficiente rispetto alle circostanze, hanno riflettuto. Questo fece si, che in miracolose circostanze furono escluse dai canoni di mercato, proprio con quella Mozione in dirittura d’arrivo, circa 2.800 – 3.000 famiglie con basso reddito, riconducibili al Decreto Annuale, ivi compresi i portatori di handicap. Di questo CASADIRITTO ne da atto al Parlamento ed ai presentatori delle Mozioni (Mozione 1-559 dell’8.2.2011). Il resto, fermo restando le irrituali e clamorose forme non legittime (per CASADIRITTO) da cui trae origine la norma (Gruppo di Lavoro…..) è rimasto non un problema, ma IL PROBLEMA.

Su questi temi, lei sig. Ministro, ritornando ai suoi due interventi al Parlamento, ci è sembrato per ora, non rispondere direttamente a quei precisi quesiti posti dal Sen. Del Vecchio, dalla Sen. Germontani , dall’on. le Biancofiore, in Commissione Difesa, e dall’on Di Biagio, nel Question Time in Aula. Vorremmo sperare che la risposta sia stata prudentemente non esplicita perché è allo studio da parte sua una più approfondita riflessione. Quello che vorremmo subito farle presente è il passo che lei cita “sono stati istituiti a livello di periferia dei punti di contatto”. Bene, non vorremmo che quei punti fossero gli stessi nei quali è stato detto a chi vi si rivolgeva : “ di questi canoni con chi ve la prendete, con noi? la colpa è di Boncioli e di CASADIRITTO…” e poi a chi rivendicava l’applicazione di coefficienti veritieri: ” signore, se è vero quello che dice, vuol dire che metteremo i sigilli, dichiareremo l’alloggio inabitabile e poi lei andrà via…”ed ancora“ è inutile che resistiate, tanto prima o poi riusciremo a cacciarvi”. Certo parole gravi, da non generalizzare ma che denotano quale è il livello di questi presunti interlocutori posti nei famosi ” punti di contatto” che lei cita.

Quindi la pausa è auspicabile. L’interesse del Parlamento, unito all’evidenza dei fatti, lo fa ritenere un atteggiamento saggio. Forse quello delle interrogazioni non era ancora il momento giusto, mentre i suoi collaboratori saranno chiamati ulteriormente a relazionarla. Nel frattempo, se è così troverà i modi anche per approfondire quel documento “dei canoni insostenibili” . A vari livelli, seppur con le inevitabili imprecisioni, molti ne hanno accennato, in Parlamento, sulla stampa nazionale ne hanno parlato in articoli ed inchieste. Tali notizie circostanziate, non sono passate inosservate e sicuramente non possono non aver procurato una ricaduta negativa sul prestigio e credibilità di chi ha ideato quel percorso. Famiglie intere di militari in servizio o in quiescenza sono caduti nella pura disperazione, per poter far fronte a quei canoni di 2.600, 2.000, 1.500 , 1.200 o anche 1.000 per alloggi che non sono a Via del Corso, ma anche nelle tante Tor Vergata… Quei canoni appunto “insostenibili”. Come volevasi dimostrare. Come prometteva quel “Piano”.

Le stesse “sicurezze” date sempre per acquisite, per le categorie protette, come dicevamo prima, hanno rischiato di veder volatilizzato in un colpo solo, tutte quelle supposte “sicurezze” conquistate e consolidate in lunghi anni ed ormai reinserite, a pieno titolo nell’Ordinamento Militare – Decreto Legislativo n.66 del 15 marzo 2010, più volte modificato. Quelle stesse categorie erano state invece in origine inserite nella Bozza del Decreto, a dimostrazione di far “tabula rasa”. Questo vuol dire che c’è sempre tempo, se lo si vuole, per rimediare a certe aberrazioni. Le famiglie che invece rientrano nella morsa del Decreto del 16 marzo 2011 sono armai allo stremo. In questa alternanza, tra speranze e delusioni, viene minata la stabilità delle famiglie stesse in un quadro economico generale già di per se molto difficile.

Ed allora sig. Ministro di fronte a certi fatti ed alle sue inevitabili conseguenze (non solo di Bolzano ma di gran parte dell’Italia ) forse è il momento di fare veramente una pausa di riflessione. E’ il momento di avere un gran coraggio anche per lei, che comunque ha pure il grosso onere di una riconsiderazione di tutto il comparto “Difesa”. In verità già qualcosa cominciava a muoversi nei giorni immediatamente precedenti alla sua investitura. C’erano stati dei contatti, un avvio, anche di più, che faceva sperare. CASADIRITTO, pur nel suo ruolo atipico, ne seguiva attentamente il decorso. Ecco cosa chiediamo:
riprendere in mano la materia, ricostruire in dettaglio il percorso, controllare le circostanze esposte, che ne metteranno in luce quantomeno la sincera ricostruzione ed esposizione, e poi prendere le decisioni. CASADIRITTO ha sempre trovato nel massimo Responsabile della Difesa, e nei suoi più stretti collaboratori, attenti interlocutori, molte volte uno o più incontri, a seguito dei quali a volte ci sono stati risultati importanti. Ora che i tempi sono quelli che sono, anche se i TAR hanno sospeso o stanno sospendendo in via temporanea, per i soli ricorrenti, l’esecutività di quei provvedimenti, fino alla emanazione del giudizio di merito, le chiediamo un incontro per poterle esporre al meglio ed in via diretta, le nostre preoccupazioni e le nostre proposte, nei tempi e nei modi che l’urgenza imposta dalla situazione richiede.
Con grande stima, le porgo i più cordiali saluti
Sergio Boncioli

9 gennaio 2012

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