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LETTERA INVIATA AL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA AMMIRAGLIO LUIGI BINELLI MANTELLI
E per conoscenza al Capo di Stato Maggiore Esercito - Aeronautica - Marina


Riferimenti:
Decreto del 16 marzo 2011 Legge 30 luglio 2010 n.122 art.6. 21 quater (Crosetto canoni di mercato);
Decreto del 18.5.2010 – Legge n.244 art.2 commi dal 627 al 631 (La Russa vendite).
C.S.M.D. Amm. Luigi Binelli Mantelli

Egregio Ammiraglio,
sono ormai nel pieno svolgimento applicativo, gli effetti derivanti dall’applicazione del Decreto del 16 marzo 2011, più semplicemente noto come Decreto Crosetto riguardante i canoni di mercato, destinato agli utenti degli alloggi della Difesa, con titolo di concessione scaduto, non rientranti nelle categorie protette di cui al Decreto annuale M.D. – art.306 comma 2 Decreto Legislativo 15 marzo 2010 n.66 da emanarsi entro il 31 marzo di ciascun anno. E’ altresì operante il Decreto M.D. del 18 maggio 2010, più semplicemente noto come Decreto La Russa, con cui vengono stabilite, all’art.7 le norme per la vendita degli alloggi ritenuti non più funzionali per le Forze Armate.

Fin dal primo apparire delle bozze, per poi proseguire all’indomani della loro approvazione, tali Decreti per il loro carattere che dichiaratamente era stato definito dagli autori “innovativo” ma diciamo per noi era devastante, hanno manifestato distorsioni e disfunzioni. Ricordiamo che per ben tre volte sia la Corte dei Conti che il Consiglio di Stato avevano posto delle obiezioni al Piano Pluriennale in cui sono state inserite le vendite. Lo stesso COCER non ha mai deliberato in merito, al contrario di quanto riportato nel testo del Decreto La Russa. E che il Decreto Crosetto, allora potente e incontrastato deus ex macchina, non ha mai affrontato il passaggio Parlamentare.

Su ambedue i provvedimenti CASADIRITTO ha avuto degli incontri con l’allora Sottosegretario Crosetto, ma al di la di vaghe promesse, tutto rimase invariato. Per dovere di informazione dobbiamo dire che lo stesso Sottosegretario, alla vigilia delle sue dimissioni e quelle dell’intero Gabinetto Berlusconi (novembre 2011), un paio di giorni prima di lasciare l’incarico, fu preso da dubbi, ebbe un sussulto e un ripensamento e scrisse all’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, perché, avendo constatati i primi effetti ( le lettere sui canoni erano dell’ottobre 2011) e accorgendosi dei devastanti effetti che il “suo Decreto” aveva portato, chiedeva allo Stesso Capo di Stato Maggiore Difesa, una attenta riflessione…..

Come è evidente le cose sono abbastanza complicate, ma questo episodio potrebbe essere sintomatico per avere un quadro spassionato della vicenda. Quello che adesso interessa sono gli effetti che nel pieno della loro evidenza, sono alla portata di tutti:
Canoni di mercato: una generalizzata impossibilità da parte di migliaia di famiglie di poter sostenere quei canoni definiti in taluni ambienti “insostenibili” in un noto documento. In tantissimi casi superano l’80% del reddito familiare in altri addirittura l’intero reddito. Come conseguenza, già centinaia di alloggi sono stati abbandonati, aggiungendo quindi nuovi alloggi vuoti alle migliaia già in attesa (mancano le risorse). Peraltro la situazione si aggrava perché vengono improvvisamente a mancare quelle entrate fino allora disponibili, derivanti da quelle famiglie che hanno abbandonato e che versavano alla Difesa i corrispettivi dei canoni (equo canone maggiorato del 50%). Chi non ha ancora abbandonato lega la sua permanenza alle sentenze del TAR in materia, che a suo tempo ha bloccato, evidentemente per motivi giuridicamente validi, circa 1.500 canoni.

Il rischio per la Difesa, è di ritrovarsi tantissimi alloggi vuoti da ristrutturare ma di non poterlo fare. Quindi al determinarsi di una situazione sicuramente non prevista, ove ad una disponibilità numerica di tanti alloggi, non corrisponde una contemporanea assegnazione per far fronte alle esigenze di cui la Difesa ha sempre dichiarato la necessità. Con la facile previsione che tali alloggi andranno velocemente in declino e rimarranno inutilizzabili per sempre.

Vendite: La modesta percentuale di adesione delle famiglie alle proposte di vendita, circa il 40% sull’intera platea di quelle offerte (sono circa 1.600 le case abitate in alienazione e 1.400 vuote da anni sulle complessive 3.020 alienate) a quel prezzo di vendita predeterminato e chiamato impropriamente prezzo di mercato, senza che ci sia contrattazione alcuna.

Su questi dati circa 2.200 case su 3.020 andranno all’asta. La contraddizione evidente è che le alte quotazioni rilevate nelle proposte di vendita, non trovano ne giustificazione tecnica ne tantomeno operativa, avendo la Difesa escluso da molti anni questi alloggi, sia abitati che vuoti, da qualsiasi riassegnazione.

Dopo il primo esperimento di asta, le case usciranno dalla destinazione “ riservata ai dipendenti Difesa in Servizio” e saranno destinati a qualsiasi privato, con abbattimento del prezzo. Dopo che in precedenza è stato cacciato l’attuale utente, con un prezzo più alto del privato. Quindi viene a cadere che in questa operazione la clausola che tutelasse gli interessi dei militari in servizio o in quiescenza che fossero.

Il dramma è per ogni mancata vendita diretta c’è uno sfratto entro 90 gg. Per di più ingenti risorse umane saranno impegnate a sostenere un sistema di aste, di cui oltretutto non se ne sente la necessità, ci troveremmo davanti ad uno scenario nuovo di impreparazione che darà luogo nel migliore dei casi ad una miriade di contenziosi che genereranno retro pensieri più o meno giustificati.

In conclusione si è in presenza di un completo fallimento annunciato attraverso l’uscita del Decreto attuativo di La Russa, di quel progetto nobile ideato all’interno della Legge Finanziaria 2007 per il 2008 Legge 244 art.2 commi 627 a 631 che prevedeva all’origine che le vendite agli attuali utenti creassero un volano per le nuove costruzioni. Ed è proprio per questo che era stato introdotto il principio che l’intero ricavato delle vendite fosse destinato alla Difesa. E su questo, a suo tempo, CASADIRITTO, in occasione della fallita cartolarizzazione dell’allora Ministro dell’Economia Tremonti SCIP 3 nel 2003 (Decreto 351) che non riconosceva alla Difesa questo meccanismo, ne fece una battaglia di principio, anche in sede di audizione presso la Commissione Bilancio del Senato con l’onnipotente Senatrice Armosino, ma alla luce dei risultati fin qui ottenuti, e non solo per una ragione di gettito, ma per motivazioni tecniche e morali, sembrerebbe invano. La Difesa sembra non aver gradito.

In questa sede non si vogliono prendere in considerazione puntualizzazioni tecniche dei vari punti, che speriamo siano valutate in altra sede. Ma quello che si vuole mettere in luce sono le devastanti conseguenze sul personale e verso l’Amministrazione che tali atti hanno prodotto e stanno producendo, sia per la Difesa che per le famiglie.

E’ stata sempre la linea guida di CASADIRITTO, che taluni considerano utopica, quella di conciliare le giuste esigenze della Difesa legate al servizio e all’operatività, assieme alla salvaguardia e le tutele delle famiglie specialmente quelle con redditi medi o medio bassi, ma che indipendentemente da questo aspetto, tutti hanno contribuito a garantire nel tempo, un bene casa con proprio sacrificio ed esposizione economica anche ingente, a spese proprie, attingendo da redditi familiari, vista la nota e a tutti conosciuta l’assenza da parte dell’Amministrazione dall’eseguire qualsiasi intervento manutentivo che non fosse dettato da emergenze, e talvolta nemmeno quelle.

Questo non vale naturalmente per altri alloggi, di cui assistiamo attoniti c’è sempre stata disponibilità e rapidità d’intervento. Inoltre, in questa particolare fase socio-economica che vive il Paese, alle vessazioni dei Decreti, si aggiunge la difficile congiuntura che colpisce particolarmente proprio quelle famiglie, che non avendo una possibilità di scelta, sia nelle vendite con sfratto che con canoni insostenibili, vengono particolarmente colpite.

E’ nota infatti l’esiguità e la inconsistenza delle norme di salvaguardia. La tipologia media degli utenti, perlopiù in età che oltrepassa i 50 anni, non rende la loro situazione appetibile dalle implacabili leggi di mercato che regolano il sistema dei mutui. Ed allora che avviene il dramma: se non la puoi comprare la casa, anche per i prezzi in molti casi oltre il mercato, al netto dei cosiddetti sconti, come dimostrano le sentenze del TAR, te ne vai, e immediatamente. Poi, per i canoni “insostenibili” non è possibile appunto, sostenerli, e si è costretti all’abbandono .Ultimamente si è poi fatto ricorso, in presenza di un INPS che si rifiuta a norma di legge di trattenere quelle somme ingenti del canone, a dei propri atti di ferocia con ingiunzione a versare alla Tesoreria la differenza, pena una denuncia tramite l’Avvocature dello Stato. Ci si domanda il perché di tutto questo. Finora non è stata data una risposta convincente.

A margine, se questo può aiutare ci sono stati due fatti nuovi, dopo l’approvazione dei due Decreti:
– l’enunciazione della Corte dei Conti, che si è espressa nel merito dello Stato giuridico dei “sine titulo”, escludendo che siano abusivi. Questa è una caduta del Totem che per molti anni è stato tenuto in piedi dalle motivazioni anche di ambienti ufficiali della Difesa. Ora non c’è più. Tale enunciazione giuridica dovrebbe aiutare chi con strumenti legislativi ha sempre voluto “punire” come puntualmente si è verificato, quelle famiglie;
– è di alcuni giorni addietro, la presa di posizione della CONFEDILIZIA, una Associazione davvero non sospetta di “intelligence” con il nemico, che afferma che i coefficienti OMI producono effetti “ allucinanti” sui canoni. Sono gli stessi coefficienti che si sono voluti inserire nei due Decreti,

questi fatti nuovi, accaduti dopo l’applicazione dei due Decreti, ci inducono a pensare che i due principali cardini sui cui ruotavano quei provvedimenti, detto in maniera semplificativa, quello “morale” quasi risarcitorio nei confronti dei ”regolari” in quanto gli “abusivi” avevano loro sottratto un diritto, ed il secondo, quello tecnico, risolto in maniera disinvolta con l’introduzione sic et simpliciter, per la prima volta in Italia in caso di immobili della Pubblica Amministrazione, costruiti con regole e finanziamenti per l’edilizia economica, dei coefficienti OMI, vengano a cadere proprio in conseguenza della enunciazione della Corte dei Conti e della presa di posizione della Confedilizia, che bolla inequivocabilmente come allucinante l’applicazione dei coefficienti OMI in materia di canoni. E’ evidente che la Confedilizia, dotata di Uffici Studi specifici ed agguerriti, per fare una affermazione del genere avrà pure le sue buone ragioni, non certo morali, ma squisitamente di ordine tecnico.

CONCLUSIONI Successivamente all’incontro con il Ministro della Difesa ed il Sottosegretario per la Difesa, presenti anche Alti rappresentanti dell’Amministrazione Militari, durante il quale CASADIRITTO ha potuto ribadire le perplessità sui Decreti, consegnando una memoria ed un altro documento di possibili rimedi, si è rimasti in una situazione di attesa. Ma i Decreti vanno avanti. Ciò, se possibile, produce ancora più disagio, angoscia e disperazione.

CASADIRITTO è del parere che con ulteriore approfondimento possano essere superate molte delle divergenze emerse. Gli effetti drammatici e documentati che sono emersi nel periodo di applicazione, parte dei quali sono stati fatti propri dai mezzi di informazione, giornali, TV nazionali e locali, e dal sito stesso di CASADIRITTO, ne sono testimoni.

Il Parlamento dovrà fare la sua parte. Parti importanti della Commissione Difesa hanno preso una inequivocabile presa di posizione. Altrettanto inequivocabile appare la consapevolezza di procedere ad una sospensione dei Decreti che membri autorevoli dell’Organo di Rappresentanza COCER hanno manifestato anche nell’incontro avuto pochi giorni addietro con il Ministro. Il Ministro, il Sottosegretario, ma soprattutto l’apparato della Difesa, ci auguriamo, facciano la loro.

Vorremmo che al centro di questa riflessione, fosse posta una rapida e spassionata analisi degli effetti manifestatasi e sui risultati fin qui noti, sia per la Difesa che per gli utenti fin qui palesatesi, per raggiungere un minimo comune denominatore da cui ripartire per sospendere nell’immediato i Decreti e per apportare rapidamente le dovute modifiche.

Cordiali Saluti
IL COORDINATORE NAZIONALE CASADIRITTO
Sergio Boncioli


CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA
Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli
FAX 06 46912727 email csmd@smd.difesa.it

CAPO STATO MAGGIORE ESERCITO
Generale C.A. Claudio Graziano

CAPO DI STATO MAGGIORE AERONAUTICA
Generale S.A. Pasquale Preziosa

CAPO DI STATO MAGGIORE MARINA
Ammiraglio di S.A. Giuseppe De Giorgi


2 settembre 2013

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