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“FOLLIE” A RIMINI – ESERCITO E AERONAUTICA NON SI PARLANO
PALAZZO MARINA OSSERVA ATTENTAMENTE

In ballo 50.000 euro per ogni Famiglia e sopratutto in ballo la credibilità

Casadiritto chiede l'intervento urgente di Segredifesa: sospendere esecutività atti, e vedere perchè sono successi i clamorosi fatti di Rimini

Gli utenti e le famiglie del Villaggio Azzurro di via Marecchiese non debbono essere vessati

NECESSARIA PREMESSA PER CAPIRE RIMINI
Si moltiplicano in forma esponenziale gli episodi, ma sarebbe meglio chiamarli tristi episodi, ormai generalizzati che stanno letteralmente cadendo sulla testa degli utenti fatti oggetto di attenzione, attraverso le cosiddette vendite su cui un Ministro del passato ha voluto mettere il suo malefico imprimatur.

Naturalmente non solo di vendite si tratta ma anche di usufrutto e piccole continuazioni di utenza per 5 anni, per particolari categorie. E’ bene precisare che le situazioni anomale che si susseguono poco o niente sono attribuibili alla attività che la DIREZIONE GENERALE DEL DEMANIO MILITARE (Palazzo Marina) pone in atto, in quanto quest’ultima ha solo l’ingrato compito di convogliare gli atti ed occuparsi delle attività essenzialmente pratiche connesse alla vendita.

L’indice accusatore e contro i COMANDI PERIFERICI che dopo decenni non conoscono il patrimonio loro affidato in termini catastali e di mantenimento, ne si sono curati negli anni di regolarizzarlo al Catasto, ne tantomeno di provvedere generalmente alla loro manutenzione e ne provvedere negligentemente alla loro regolarizzazione, se non quando ne sono stati costretti.

Questo ha sempre rappresentato un atto gravissimo di inadempienza o nei casi più gravi di qualcosa che assomiglia al falso, in quanto proprio dalla regolarizzazione catastale ne deriva poi la conseguente applicazione di altri provvedimenti.

Vengono i brividi pensando che questo sarebbe dovuto accadere almeno dal 1993 data di approvazione della vecchia legge 537 che prevedeva l’applicazione dell’equo canone e dalla legge 724 del 1994 che prevedeva anche l’applicazione della maggiorazione del 50%. Nessuno allora ha provveduto all’accatastamento e nessuno ne ha pagato le conseguenze almeno amministrative se non penali, in quanto una errata applicazione comportava un indebito amministrativo. Colonnelli e marescialli non preparati, fanno quindi risultare quei calcoli inattendibili.

Tutto venne già alla luce nel lontano 1993, ma allora nessuno se ne preoccupò, anche se per calcolare l’equo canone occorrevano dati precisi:
– anno di fabbricazione;
– stato dell’immobile;
– categoria catastale;
– mq dell’alloggio.
I “geni” non trovarono di meglio, sotto la minaccia della Guardia di Finanza, che mettere quei dati, in una notte, per poi applicarli la mattina in maniera inesatta, dopo tre anni dall’approvazione della legge.

Così fu attribuita la cat. catastale A/2 in maniera generalizzata specialmente dai “tecnici” del COMANDO DELLA CAPITALE che si trovava a gestire gran parte degli alloggi, ed a nulla valse la denuncia di CASADIRITTO, se non in casi limitati a far provvedere ad una immediata rettifica.

E’ di tutta evidenza che non partendo da una base veritiera, ma frutto di fantasie e ordini di colonnelli e assoluta subordinazione tecnica di marescialli, quella del 1993 fu una occasione persa per regolarizzare quel caos. Quei dati inattendibili furono applicati fino a quando necessariamente scoppiò il caso, ora con l’ordine del TAR ed in altre circostanze, di procedere all’applicazione di canoni in base a procedure e sopralluoghi veri, ma viste le procedure che si stanno eseguendo e quelle già eseguite, il problema non sembra ancora in via di risoluzione. Già si annunciano canoni inverosimili. Quindi su una palude non bonificata, gli stessi Uffici di prima, hanno sovrapposto canoni di mercato e prezzi di vendita e ci si è trovati, in qualche modo, davanti alla stessa situazione del 1993.

“Dall’alto”, per dare l’impressione di una efficienza di facciata, si è arrivati a dare ordini e scadenze perentori, addirittura sancite dal massimo dell’incompetenza interna e con tecnici in “affitto” esterni, per operare su immobili in possesso da decenni, di cui tutto si doveva sapere. Si è verificato poi il paradosso, che si sono riversati contro gli utenti, sia per l’affitto che per la valutazione delle vendite, quei lavori di miglioria, ma in alcuni casi di emergenza, fatti dagli stessi utenti, anche su autorizzazione della stessa Amministrazione Militare, così come vuole il Regolamento. Ciò è grottesco.

Quella baraonda di uomini e mezzi (la benzina è stata acquistata con i fondi degli straordinari) così come concepita, ha creato le premesse per arrivare alle soluzioni che conosciamo: errati prezzi di vendita, mediamente più 30% rispetto a quello delle Agenzie operanti nel settore. Ma tutto questo è solo la premessa.

QUELLO CHE E’ ACCADUTO A RIMINI – I FATTI
“Villaggio Azzurro” Aeronautica Rimini, Via Marecchiese, (FOTO) costituito da:
– 5 palazzine edificate nel 1957;
– 7 palazzine edificate nel 1984
– 1 palazzina edificata negli anni 90.

In seguito, due delle cinque palazzine del 1957, negli anni 90 sono state ristrutturate ed all’ inizi degli anni 2000 , una palazzina, delle due ristrutturate, è stata ceduta dall’Aeronautica all’Esercito.
Dalla data di costruzione ad oggi, sugli altri alloggi nessun tipo di manutenzione è stata effettuata, ad esclusione di interventi emergenziali.

Prima della valutazione del prezzo di vendita, le visite “tecniche” comprendevano un questionario del tipo:
– le mattonelle rotte, superano il 60% ?;
– avete muffa superiore al 70% ?

Forse chi ha approntato quel questionario, dovrebbe sapere che la GENTE PERBENE, qualora ne abbia le condizioni economiche che lo permettano, le mattonelle se le ripara, e la muffa, quando affiora, cerca di eliminarla, magari alla meglio.
Risultato: gli appartamenti sono stati classificati con un “ottimo” non sindacabile. Naturalmente altri dati considerati secondari e ininfluenti, come fognature, impianto elettrico non a norma, quello idrico, e quant’altro, interni ed esterni, da mettere a posto, non viene considerato e ignorato.

NE RISULTA QUINDI UN PERFETTO “MOTU PROPRIO”
Palazzina Esercito (quella ristrutturata) - Nel dicembre 2012 arrivano le prime proposte di acquisto, i cui prezzi, considerata la “merce” sembrano già alti, da 115 a 215.000 euro.

Palazzine Aeronautica - Subito dopo arrivano le proposte per le vecchie case dell’Aeronautica, gemelle della prima, ma mai ristrutturate, stessa metratura, quotano almeno 50.000 euro in più. (vedi allegato)

I due Comandi, Aeronautica ed Esercito interessati, agendo “motu proprio” elaborano dati in piena autonomia, che nessuno controlla, e lo fanno in maniera soggettiva. Una differenza di almeno 50.000 euro ci da la misura esatta dell’operato dei Comandi Periferici e loro appartenenze.

L’ANALISI
Ora CASADIRITTO si pone una domanda alla quale occorre dare una risposta. Se un fatto di questo tipo è potuto accadere, la spiegazione sembra obbligata. L’Amministrazione Difesa, anche per voce di autorevolissime fonti, ha sempre sostenuto che i prezzi a riferimento sono stati determinati dall’Agenzia del Territorio o comunque dal Ministero delle Finanze, seppure in collaborazione con il Ministero della Difesa. Quanto invece sembra emergere dalle clamorose notizie che ci giungono da RIMINI sembra smentire questo e fa intuire uno scenario assolutamente diverso:

I COMANDI (ESERCITO, AERONAUTICA E MARINA) INVIANO CENTRALMENTE LE LORO CONCLUSIONI DEFINITIVE E DOPO UN BREVE ITER PROCEDURALE, L’ORGANO CENTRALE DELLA DIFESA (BASTA UN CLIC DI COMPUTER) TRASMETTE LA PRATICA E AVVIENE L’AVVALLO DA PARTE DEGLI ORGANI DEL CATASTO, CHE HA SOLO UNA POSSIBILITA’ TEORICA DI FARE ACCERTAMENTI ENTRO UN DETERMINATO BREVE PERIODO. AVVIENE QUINDI L’ACCATASTAMENTO E TUTTO QUELLO CHE NE CONSEGUE, COMPRESO IL PREZZO DI VENDITA.

Da cui ne deriva che all’infuori del Comando Centrale che esegue nel bene e nel male le operazioni che contano, in seguito nessuno controlla più niente in maniera sostanziale, ne Palazzo Marina ne l’Agenzia del Territorio o del Demanio, che procede al mero accatastamento.

AGIRE SUBITO
Gli utenti e le famiglie di RIMINI, in Via Marecchiese, che grazie a CASADIRITTO oggi trovano voce, come la trovano da tanti anni, si sono confrontati e sono diventati consapevoli di quello che sta accadendo. Ora vogliono sapere la verità, ma soprattutto vogliono sapere quando arriverà una nuova lettera che in poche parole ponga fine a questo ennesimo ma non esaltante episodio. Che ha la gravità di apparire come una vera e propria estorsione (?) o errore o altro che ora non riusciamo ad identificare, attraverso un atto semplice quanto immediato:
sospendere gli effetti ed i contenuti della lettera (i 60 gg. di tempo per rispondere) e rettifica del prezzo di vendita.

CHE INTERVENGA DIRETTAMENTE SEGREDIFESA, SE E’ NECESSARIO

(Nell’impossibilità di invocare i poteri di sindacato e vigilanza propri del Parlamento – Commissione Difesa)

In questo caso che cosa chiede CASADIRITTO a SEGREDIFESA?
Oltre a sospendere i termini ed i contenuti della lettera, CASADIRITTO chiede una volta accertati i fatti, di dare corso, nelle forme e modi ritenuti, ad un approfondimento degli atti, per evitare che casi simili si ripetano in questa clamorosa forma.

Rimane il fatto che alle ben note criticità e vessazioni insite nei Decreti LA RUSSA E CROSETTO, vadano ad aggiungersi episodi come questo che oltre al danno pesante economico insostenibile per le famiglie, rischiano di screditare l’Istituzione Difesa su cui la GENTE PERBENE, per fortuna, ancora e malgrado tutto, fa riferimento.

Sergio Boncioli

12 marzo 2013


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