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ALLOGGI DIFESA ANALISI INFORMAZIONE E ISTRUZIONE PER L'USO

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LE TUTELE NON SONO PRIVILEGI
Vorrebbero superare Crosetto ed andare oltre. Tra impreparazione, strafalcioni, veri e propri falsi contro i sine titulo, giunge in Commissione Difesa la risoluzione della vergogna. Da chi sono ispirati?

E’ stata presentata presso gli Uffici competenti della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, lo scorso 17 maggio 2019, la Risoluzione 7 – 00248, che si riporta in allegato. Tale Risoluzione, è di piena evidenza, dovrebbe fare da apripista, al vero e proprio Decreto biennale. Si rende quindi necessaria una mobilitazione di tutte le famigli utenti degli alloggi della Difesa senza titolo e con titolo, a sensibilizzare tutti i componenti delle Commissioni Difesa chiamati a pronunciarsi in merito.

Il deputato del Gruppo 5 Stelle, Luca Frusone, (dalla sua biografia pubblicata sul sito della Camera apprendiamo che esercita la professione di agricoltore ad Alatri (Frosinone) ed è socio unico di una azienda agricola).

E’ necessario precisare che nei meccanismi parlamentari, una volta che il testo della Risoluzione, venga calendarizzato, posto in discussione, votato ed approvato, impegnerà poi l’Esecutivo ( il Governo) al suo rispetto attraverso una strumento Legislativo o semplicemente un Decreto Ministeriale. Questo ci induce, ed è facile intuirlo, che il documento faccia poi una sorta di testa d’ariete e da apripista a quello che sarà poi il vero e proprio Decreto Biennale, previsto dall’articolo 306 del Codice di Ordinamento Militare. Sono quattro anni che tale Decreto rimane in attesa di essere emanato, ma ora le cose stanno procedendo in maniera veloce. Il problema è in quale verso va a “parare” e da quanto si legge va in direzione del tutto opposta a quella sperata.

Casadiritto è venuta a conoscenza di questa Risoluzione, prendendo le mosse da quanto riferiva il Sottosegretario Tofalo in un suo scritto, quasi un diario, di quanto ha intensamente operato nell’anno appena compiuto con il suo mandato di Sottosegretario. In tale diario ci ”promette“ un atto che, dichiara, sarà in conformità alla Risoluzione di cui stiamo ad analizzarne il Testo.

ANALISI DEI CONTENUTI DELLA RISOLUZIONE FRUSONE. Si parte da due certezze, due assiomi, che il firmatario Frusone (e chi per lui) prendono come capisaldi per conseguire gli obiettivi:

il primo assioma, una pietra angolare è il decreto del 16 marzo 2011, nato con la "mano morta", posto a fondamento del proprio ragionamento, rappresenta quasi una beatificazione del Decreto del 16 marzo 2011 ( Crosetto), come per dire, iniziamo e procediamo da qui’, questa roba non si tocca e andiamo avanti.

In dettaglio, cominciamo dal Governo Berlusconi/ Lega, ( Ministro della Difesa La Russa, Sottosegretario Crosetto) allorquando fanno presentare da una incolpevole Senatrice di Forza Italia, Maria Ida Germontani , come emendamento alla Finanziaria 2010, l’art. 6 , 21 quater che verrà poi inserito, assorbendone i contenuti basilari ma enormemente reso più devastante e amplificandone gli effetti perversi, nel vero e proprio Decreto Crosetto del 16 marzo 2011, i cui effetti vampireschi e devastanti sono attualmente in atto. L’immagine di copertina, dono di un nostro amico di Verona, ne rappresenta l’esatta trasposizione grafica.

La storia della Senatrice Germontani è nota: subito dopo l’approvazione, la Senatrice Germontani, con molta dignità, una volta resasi conto di essere stata strumentalizzata e resa complice di un gioco che non le apparteneva, quello “della mano morta” e che era stata usata contro tante famiglie a sua insaputa, si dichiarò subito “ pentita” di quello che qualcuno al Ministero le aveva ordinato. Ce lo dichiarò di persona, ad una Delegazione di Casadiritto.

Al ministero della Difesa nessuno battette un ciglio, e le facce di bronzo vinsero quella battaglia. La confessione della Germontani, che nulla sapeva in materia di alloggi militari, ci fece capire che anche una persona giusta e perbene può incappare nelle fauci e nei denti aguzzi di vampiri, di gente senza scrupoli come lo erano e forse ancora lo sono in certi gruppi ristretti che hanno molto potere all’interno di Via XX Settembre.

Analogie? entra in scena il “ signor nessuno. Ciò che è accaduto, non si vede perché non potrebbe ancora accadere. Prima con il Decreto Crosetto ora con questa Risoluzione, che dovrebbe aprire la via al Decreto biennale. Scusateci l’irriverenza, ma solo perché non lo conosciamo, un “ signor nessuno”, vale a dire un deputato, seppure onesto e volenteroso nelle intenzioni, che a sua insaputa firma un documento, credendo di difendere una giusta causa, provoca tanti guai agli altri, che malgrado degli assiomi a lui raccontati, diventano irrimediabili e usati per una causa sbagliata fin dalle premesse. Ma il discorso si farebbe lungo per un solo deputato e dovrebbe essere rivolto almeno a tutto il loro Gruppo. Questo è successo e questo può succedere.

Il secondo assioma: gli sfratti. L'atto in esame vuole completare in forma cruenta , la “loro” soluzione finale.

L’estensore della Risoluzione considera il ricorso agli sfratti un gesto ineluttabile, un fatto acquisito, una passeggiata, una certezza. Cacciamo tutti dalle loro case e risolveremo tutti i problemi. Recita infatti il documento in esame, nella parte centrale della “ premessa”: “ il problema dei sine titulo, fatta salva la necessità di valutare situazioni particolarmente contingenti, non puo’ che trovare soluzioni mediante il recupero di tali alloggi." In parole povere il deputato ciociaro (del Frusinate) è costretto a scrivere le parole che altri non hanno il coraggio di scrivere, l’indicibile: "fuori tutti", quello che in pubblico, ma non in privato, gli Stati Maggiori hanno sempre pensato, hanno sempre sognato, hanno sempre perfino scritto ( Obiettivo 9) dove hanno razionalmente ideato il loro Piano, con maniacale e razionale scientificità quasi fosse l’eliminazione di una razza, quella dei sine titulo, la soluzione finale ai tempi dei nazisti.

ANDARE OLTRE CROSETTO E VALICARE IL CONFINE DEL COMUNE SENSO DEL PUDORE. Ma con Crosetto non avevano avuto modo di attuare completamente il Piano dell’Obiettivo 9, poiché un benefico ravvedimento, seppur parziale, della classe politica e anche militare lo aveva parzialmente attenuato con l’esclusione da quel Piano delle famiglie più disagiate cioè quelle che erano comprese nei Decreti di cui all’art. 306 comma 2 ( Decreto Annuale del Ministro della Difesa) fino al 31 dicembre 2010. Questo recita lo stesso Decreto Crosetto costretto parzialmente a ragionare da Casadiritto in un drammatico incontro e sotto la spinta dell’intero Parlamento tra gennaio e febbraio del 2011, alla vigilia dell’entrata in vigore del Decreto Crosetto pochi giorni dopo, che con otto Risoluzioni di tutti i Gruppi Parlamentari, in un arco Parlamentare che andava dall’on.le Rosa Villecco Calipari ( PD) al Deputato Marcello De Angelis ( allora PDL) con tutti i partiti presenti in Parlamento, aveva costretto SMD ad allentare le posizioni estremistiche.

Ora invece a certi personaggi non basta più, il contenuto di quanto recita il Decreto Crosetto circa l’obbligo degli sfratti per chi è colpito dal Decreto del 16 marzo 2011, si vuole andare oltre, si vuole cacciare tutti, si vuole in definitiva varcare il limite invalicabile, del senso comune del pudore in materia almeno del vivere civile e rispetto anche Costituzionale di tante famiglie in evidente disagio e diseguaglianza. E non vale ribadire “ l’assegnazione dell’alloggio di servizio non è quella di soddisfare una esigenza abitativa del singolo dipendente bensì quella di assicurare la piena efficienza nella prestazione del pubblico servizio “ “ che è il solito ritornello che ci sentiamo recitare da sempre.

DIFESA, ANCHE SUGLI ALLOGGI RUOLO DUALE. Appunto proprio per assicurare questa piena efficienza, la contraddizione rimane nell’enorme numero di alloggi vuoti, più di 5.000 e la proliferazione di alloggi ASI stante la ridotta mobilità esistente già da molti anni. Bene, ma proprio per assicurare quella funzione, la Difesa ha bisogno, in mancanza di precisi stanziamenti che ormai non trovano più collocazione in bilancio, di quel volano costituito ancora, dopo gli sfratti di Crosetto, da più di 20 milioni di euro di gettito derivante dai canoni dei sine titulo. Proprio per realizzare quel ruolo duale, che tante volte viene ripreso dalle dichiarazioni del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, che si può realizzare una benefica simbiosi tra gettito dei sine titulo e necessità di mantenere a numero gli alloggi e manutenere anche con azioni importanti altri alloggi. Altro che 700 alloggi ipotetici “ da individuare e da manutenere”. Occorre invece un preciso strumento che faccia da volano. E questo non può essere altro che il budget in derivazione dei canoni dei sine titulo e, laddove sia il caso, incrementando le vendite. Ma la contraddizione ancora più evidente è quando anche in questa legislatura viene avanzata l’ipotesi di Difesa Servizi, che Casadiritto auspica e quindi l’assorbimento in ASGC di alcuni ASI. Ecco che quindi viene a cadere l’intera motivazione della necessità di “ liberare” altri alloggi per necessità Istituzionali.

Già con Difesa Servizi nel passato biennio ci sono stato contatti con Casadiritto, tutti positivi, in tal senso. Quello che ci preoccupa ora e che, in un Parlamento pieno di nuovi arrivati, dove sono in molti che come l’acqua, prendono la forma del recipiente che la contiene, dove si sono perse tante competenze e il rischio principale è appunto questo.

Casadiritto invece è del parere che occorra trovare tra le parti un punto di caduta condivisibile, ove si possa trovare la soluzione. Altro che sfratti, occorre competenza e ragionamento. E’ evidente che vogliono tornare all’antico andazzo dell’ “ancienne regime”. Un bel passo avanti: come quelli del gambero, prima di quelle Leggi di civiltà ( la 537 e la 724) quando tutto era permesso in fatto di abusi, di assegnazioni e di rilascio alloggi.

MA PERCHE’ TALUNI APPAIONO COSI’ ASSUEFATTI? In molti, all’interno del Parlamento, lo sono perché temono con terrore una sola cosa: che venga sciolto prima del termine naturale della Legislatura. Qualcuno senza arte ne parte ha fiutato l’aria che tira. In molti, fuori dal Parlamento ritornerebbero al paesello. Ma dopo essersi presi un sorbetto al Bar Giolitti o un caffè da Illy, al Governo Vecchio, proprio davanti ai Gruppi Parlamentari o altre amenità, sarebbe per loro oltremodo difficile ritornare alla vita di tutti i giorni. E allora si firma di tutto, senza avere le minima cognizione, basta che lo dica il Capo. Si firma e si vota purchè sia. Serve alla causa. Presentare una Risoluzione fatta da altri porterà certamente delle benemerenze di merito. Questo con molta amarezza è costretto a dire Casadiritto che nelle Istituzioni crede e vorrebbe continuare a credere.

FALSITA’ A GO-GO. Con una prosa piatta e acritica, l’audace firmatario ripete mezze verità e mezze bugie, a pezzi, come adesso va di moda, per confondere le idee. Le fonti le abbiamo individuate, alcune servono per accreditarsi agli spaesati suoi interlocutori. Un esempio? La Delibera della Corte dei Conti sul finire del 2015; in questo caso ricopia quella parte dove viene affermato che il Decreto del 7 maggio 2014 ( la delibera è del 2015 e la Corte dei Conti aveva appena approvato quel Decreto che critica) avrebbe causato una proliferazione, quasi fosse una epidemia di morbillo, dei sine titulo. Affermazione alquanto azzardata, apparentemente sensata, con l’aggiunta che proveniva da un alto scanno Istituzionale.

Casadiritto su questo argomento ha già espresso la sua opinione con un articolo dell’ottobre 2016 che è sul sito, ed è questa: in quella occasione i sine titulo “ storici” non dovevano presentare alcuna Istanza per ottenere qualcosa. I restanti, pochi in verità nei strettissimi tempi dei 60 gg., avevano molte condizioni da rispettare, prima fra tutte quella di dimostrare di aver perso il titolo alla data precedente del 31 dicembre 2010. Moltissime famiglie, avevano subito l’urto del Decreto del 16 marzo 2011 (Crosetto) e fino alla data del Decreto del 7 maggio 2014 erano stati costretti a lasciare l’alloggio per sfratto insito nel Decreto e soprattutto per gli altissimi canoni loro imposti dal Decreto Crosetto.

In questo lasso di tempo ci fu un salasso epocale e da li che uscirono dal cilindro i 5.000 alloggi vuoti che da allora sono rimasti tali e quali. L’azione repressiva con il combinato disposto tra l’impossibilità di fare fronte a dei canoni spropositati e male applicati unitamente all’obbligo dello sfratto ha creato anche l’effetto collaterale non esattamente previsto da chi aveva redatto l’Obiettivo 9, la mancanza di risorse per la manutenzione sia ordinaria che straordinaria anche per mandare avanti la baracca per gli alloggi ASI ormai anche essi fuori controllo.

Ritornando alla cosiddetta “ proliferazione” c’erano più famiglie sine titulo prima dell’entrata in vigore del Decreto Crosetto che non al termine degli effetti del Decreto del 7 maggio 2014. Se si vuole avere dei dati numerici con tanto di grafici, si vada a leggere l'articolo dell’Ottobre 2016 ancora sul sito di Casadiritto. A titolo di collaborazione con tanta pazienza stralciamo per il personale disinformato dei fatti, alcuni dati importanti.

A PROPOSITO DI PROLIFERAZIONE CITATA NELLA RISOLUZIONE. Prima della cura Crosetto ,dati forniti dal documento Obiettivo 9 del 2008: sine titulo 5.117 su 18.939 alloggi pari al 27,01%.

Dati Corte dei Conti, alla data del novembre 2015: sine titulo 4.183 su 16.502 alloggi, pari al 22,32%.

Se poi si considera un confronto in termini all’interno delle famiglie sine titulo, il rapporto tra 5.117 e 4.183 ci fornisce i termini esatti : i sine titulo dopo la cosiddetta “ proliferazione al contrario” diminuiscono del 22,32%. Quindi il Decreto del 7 maggio non ha provocato nessuna proliferazione. Questo è un falso riportato in un documento che vuole essere un dato certo, un falso spacciato all’interno della valutazione ( supposta poiché non dimostrata) della Corte dei Conti che però non viene citata. I sine titulo diminuiscono di circa 1.000 unità.

RIPORTIAMO INOLTRE UN ALTRO DATO E UN ALTRO ANCORA. Essendo scaduti lo scorso 8 maggio 2019 i termini di legge in scadenza stabiliti dal Decreto del 7 maggio 2014 per offrire una moratoria di 5 anni, ai figli e nipoti con particolarissimi requisiti, diminuiscono ulteriormente di altre 250 unità i 4.183 alloggi condotti dai sine titulo. Ad oggi si calcola che tale numero di famiglie sia inferiore a 3.000 quelli che sono rimasti all’interno delle infrastrutture, per una quota totale del 17-18% del totale degli alloggi. Vogliamo ricordare che i 5.000 e più alloggi vuoti rappresentano più del 30% del totale degli alloggi.

IL RISCHIO RIPORTATO IN RISOLUZIONE CIRCA L’INVASIONE DI NUOVE ORDE DI SINE TITULO. Ci spieghino come si può verificare questa invasione così allarmistica che è la chiave della Risoluzione? Certamente è un fatto degli effetti allucinogeni dell’effetto termico o dell’incompetenza di chi ha l’obbligo almeno di leggere prima di scrivere? Infatti il Decreto del 7 maggio 2014, cristallizza e congela tutta la platea presa in considerazione alla data del 31 dicembre 2010 ( quasi 10 anni in dietro) e non permette a nessuno di entrare in quel Decreto. Permette invece a molti di uscirne. O per morte del conduttore ( 10 anni sono molti per coloro che già non se la passano bene, specialmente per chi era già anziano o lo è diventato). Tanto può capitare prima o poi anche a tutti con titolo, sine titulo, o altri a caso. Si può uscire poi per la perdita dei molti requisiti richiesti dal Decreto del 7 maggio 2014 nessuno ne potrà usufruirne, neanche gli handicap gravi almeno secondo le linee guida di SMD che si è auto decretato quella norma leggermente vicina al ribrezzo, annullando di fatto il Decreto del luglio 2015.

Sappia l’autoproclamato esperto che teme l’invasione, che rischia di arrivare per ultimo, che qualcuno a lui contiguo come “ pensiero” ma prima di lui ha già provveduto a mettere le cose a posto ( dal suo punto di vista) eliminando in una sola notte di Natale 2014, ( esattamente il 19 dicembre) espungendo dal Codice di Ordinamento militare, come sappiamo, l’articolo 286 comma 4. Rimangono l’art. 283 comma 3 e 286 comma 3 bis i quali prevedono entrambi l’obbligo del rilascio. Plotoni di carabinieri sono a sua disposizione già da anni. Si attende un suo cenno.

Perchè il cinque stelle di Alatri e altri come lui temono allora l’invasione? Volevano arrivare primi nel difendersi dalla proliferazione? Pazienza, arrivano ultimi, già ha provveduto Crosetto con il suo Decreto e il resto del ” lavoro” è stato fatto dall’abolizione dell’articolo 286 comma 4 dal Codice dell’Ordinamento Militare. Il fatto vero invece è che diventa una operazione di propaganda per poi passare all’incasso ( il consenso) nei confronti della “ truppa” già abbondantemente catechizzata direttamente dai chierici e anche dall’opera di alcuni siti che ruotano e sono organici alla Difesa. Ricordiamoci sempre della proporzione tra alloggi ( circa 16.000) e potenziali utenti.

VORREMMO CONCLUDERE CON UNA CHICCA DEL L’ON. FRUSONE, MA CI RIMANE DIFFICILE ANCHE DECRIPTTARE LE SUE AFFERMAZIONI. La gemma che questo valoroso inserisce nel suo prezioso scrigno e che caratterizza in piena l’azione dei cosiddetti “ scardinatori” ( è una loro espressione che li qualifica) è quando si cimentano in merito ai Portatori di Handicap Gravissimi ( art. 3 comma 3 Legge 104).

Per decenza e anche perché non l’abbiamo capito, riportiamo il passo del dispositivo del molto onorevole Frusone Luca, da Alatri. Non sapendo cosa esattamente voglia dire lo riportiamo virgolettato: “ a valutare ( il Governo) un differente approccio nei confronti dei sine titulo protetti adottando iniziative per ridefinire la disciplina relativa alle categorie di assegnatari protetti, il cui nucleo familiare comprenda un portatore di handicap grave così come definito ai sensi della Legge 5 febbraio 1992 n.104, art.3 comma 3, prevedendo la possibilità che gli alloggi da essi occupati vengano espunti da quelli a carico della Difesa e l’elenco sia integrato con alloggi di pari categoria dalle disponibilità demaniali, promuovendo mirate attività di verifica sulle dichiarazioni, a cura dei competenti organi di controllo”.

A questo punto, avendo evidenti difficoltà espressive, di chi ha scritto il “pezzo”, ci limitiamo a dire: troppo alto è l’argomento su cui si cimenta e la chiarezza è il primo requisito sul quale sottoporsi e sottoporre le proprie capacità di intendere e di volere. La legge 104 art.3 comma 3 non si tocca ne si manomette, qualunque siano le vostre intenzioni. Una cosa però appare chiaro. Certe cose e certi strumenti vanno maneggiate con cura e con rispetto. Non con mani da manovali. A margine notiamo il livello di chi scrive. Non sfugge la non malcelata mentalità da questurino, quando scrive la necessità di controllare un qualsivoglia documento. Scopre l’acqua calda e non se ne capiscono le ragioni di questa sottolineatura.

E’ facoltà infatti di tutti gli Uffici pubblici esercitare la loro azione attraverso i controlli. Volerlo ribadire non ha alcun significato se non quello che l’importante è che lo affermi lui. Pensa che sarà riportato negli annali di storia. Passando quindi con singolare disinvoltura dal ruolo di chi espunge al ruolo di fustigatore, farà controllare le dichiarazioni, forse voleva dire i documenti dell’ASL in materia di 104 competente in materia. Quale è la novità? Tutti i cittadini, e noi lo facciamo da sempre, sono tenuti all’osservanza della veridicità nel presentare una domanda, una dichiarazione sostitutiva, una documentazione. Tutti noi siamo sottoposti a tutto ciò da parte dei Comandi di appartenenza attraverso un controllo certosino della documentazione che attesta e che comprova quanto richiesto dal Regolamento. Addirittura i Comandi inviano periodicamente un avviso” di inizio indagine” e “fine indagine” qualora abbiano dei dubbi. Costui ora chi vuole controllare? Non si fida dei Comandi? Non si fida degli utenti? Le persone perbene non hanno nulla da nascondere, lo facciamo da una vita, Il fatto è che anche noi non ci fidiamo, ma di lui e per ben altre cose.

LA RISPOSTA DA DARE. Che cosa vorranno fare lo sapremo presto e soprattutto se vorranno mettere in discussione e togliere alcuni diritti in materia di dignità e di rispetto finora condiviso, impediremo con tutte le nostre forze che la materia delle persone così colpite nel proprio fisico e nella propria salute vadano in mano a certa gente che si dimostra non all’altezza del comprendere e capire.

Facciamo appello a tutti i responsabili della Difesa, al Parlamentari nella sua espressione più autentica capace di approfondire, capire per poi deliberare, di tutti i Gruppi aventi posizioni differenti politiche, nella migliore tradizione del nostro Parlamento, che nelle occasioni importanti ha saputo sempre trovare convergenze anche trasversali, affinché ogni tentativo di “ scardinare” le tutele ( non i privilegi) venga stroncato sul nascere.

Propaganda e mala informazione spesso portano voti e consenso. Con facilità tutto potrebbe diventare “Legge” la storia ce lo insegna. A forza di fare spot e battere la grancassa della propaganda, al principio convincono i creduloni per vocazione, e se non c’è una sana reazione, successivamente quelli che sono di semplice e facile approccio, il resto viene dopo. Sveliamo con questo articolo quanto stanno preparando, proprio per suscitare, con la forza della verità, questa reazione. Come si può fare? Con la sensibilizzazione dei Deputati e Senatori che saranno chiamati a votare questa Risoluzione nelle Commissioni o Commissione Difesa della Camera. Facciamolo fin da subito. Rimanere alla finestra, tra un cinismo imperante e subalternità sarebbe colpevole. Mai come in questo momento appare opportuno l’incontro con la Signora Ministro della Difesa Elisabetta TRENTA. Abbiamo capito che bisogna essere dotati di una enorme dose di pazienza. Ma il tempo corre veloce. Molti all’interno lo stanno impedendo, altrimenti non si spiega il tempo trascorso, a quasi un anno dalla richiesta.

Doppiogiochisti, addirittura tripli giochisti stanno facendo il loro lavoro. Un mondo sconosciuto ai più. Lo scontro non è tra ragione della Legge in contrapposizione con una vaga ragione del sentimento e della passione per le cose giuste che chiede una “ benevolenza al Potere di turno”. In certi casi è uno scontro per una giustizia vera, sostanziale, di quelli che nel parlare chiaro vorrebbero che anche nella Legge, venga trovato un punto di caduta su cui convergere e che sia un frutto della mediazioni. E poi una considerazione di fondo: come possono essere credibili le Istituzioni della Difesa, quando da un anno all’altro si passa da tanti anni di Decreti che contenevano al loro interno, in maniera convinta, a supporto delle loro azioni di tutela il principio “ utenti che meritano particolare attenzione per la loro condizione, speciali tutele” pronunciato anche dai “nerboruti” di SMD, nelle loro linee guida, e nei Decreti, a qualche tempo dopo che si ritorna a “ …non può trovare soluzione che mediante il recupero di tali alloggi”. Una giravolta con doppio avvitamento carpiato, come ribadito, “copiato” e riportato in bella evidenza nella Risoluzione.

CAMPAGNA DI STRAORDINARIO ODIO ( DI FATTO) PER RENDERSI UTILI CONTO TERZI E IL RICHIAMO AD ANTIGONE. Questa Risoluzione invece è un pessimo esempio, vuole mostrare in tutta la sua ferocia l’odio accumulato, recepisce conto terzi il rancore coltivato per tanti anni da ALTRI ( pensiamo al senso di frustrazione di quelli dell’Obiettivo 9 nel momento che qualcuno metteva in discussione i “ loro canoni selvaggi” ) per le famiglie, anziani, monoreddito, pensionati , vedove, nuclei familiari destabilizzati da figli disoccupati, portatori di grave handicap che in tanti anni, hanno ottenuto, con alterne vicende, con enormi sacrifici, mettendo in gioco anche quei minimi risultati che alla fine sono sopravvissuti e che vorremmo ancora difendere. E se è vero come è vero che le tutele non sono privilegi nel caso contrario, qualora questa campagna di odio fosse incardinata all’interno di Decreti, richiamare ANTIGONE non ci parrebbe eccessivo.

Sergio Boncioli

Allegato:
   Risoluzione n. 7 – 00248 Deputato FRUSONE Luca

P.S.: Si invitano I Coordinatori di Casadiritto, in ogni località d’Italia e i singoli utenti qualora non ci siano forme organizzate, voler attivarsi in ogni forma, in modo capillare, al fine di rendere noti i contenuti di quanto sopra, compresa la Risoluzione, possibilmente in cartaceo oltre che per email, anche utilizzando altri siti che trattano la materia, chiedendo ospitalità su giornali, anche locali, etc. compresi naturalmente i profili facebook di tanti nostri amici con distribuzione e affissione nelle bacheche dei Comprensori. In questa maniera potremo controbattere la loro propaganda. Le ragioni sono i contenuti straordinariamente negativi della Risoluzione e le motivazioni esposte nell’analisi di Casadiritto.

7 luglio 2019

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